|
Celtis
australis o
lodogno
è un grande albero spontaneo. Sembra che il suo nome derivi dalla parola
bagola, termine dialettale del nord Italia che significa “manico”, per
la sua conosciuta bontà nell'utilizzo per manici di fruste.
Il
legno del Bagolaro, bianco-verdognolo o grigiastro, non ha alburno distinto,
è duro, compatto, pesante ed elastico; è ricercato per farne parti di
carrozze, ruote, stanghe, basti e lavori di tornio; un impiego speciale lo
trova nella fabbricazione delle fruste in considerazione della sua grande
elasticità.
In Trentino,
troviamo ancora dei “Mastri Frustai” nella Val di Non, in località
Taio.La prima fabbrica dei cosiddetti “mangi da scuria” di Taio
venne fondata nel lontano 1830 da Simone Barbacovi, giovane valligiano che
aveva appreso l’antica arte di questo mestiere nella lontana Lombardia |

|
|
 |
Grazie allo
sviluppo di una rete produttiva molto proficua il paese di Taio conquistò un
enorme fama in quest’arte in tutt’Europa e oltre per più di cent’anni.
Basti
pensare che nella stagione di massima produzione, durante gli anni ’20 del
XX secolo subito prima dell’improvvisa crisi del settore, si contavano a
Taio ben ventun centri produttivi di manici da frusta.
Questo prodotto, che venne commercializzato in tutta Europa e persino in Sud
Africa e negli Stati Uniti, veniva costruito attraverso la lavorazione di un
particolare legno detto Bagolaro o Vermiglio che veniva
ridotto in sottili segmenti i quali, dopo essere stati intrecciati, venivano
fatti essiccare al sole.
Oggi, a
Taio, una sola azienda delle molte fiorite nell'800 è sopravvissuta. Si
tratta della Tamè-Bertagnolli che mantiene, vivo il ricordo di questo antico
mestiere producendo ancor oggi, unica in tutta Europa, un sostanzioso numero
di manici da frusta, esportati principalmente in aree germaniche e
austriache dove sono usati principalmente in manifestazioni di antiche
tradizioni agricole. |
|
Questa pianta
è conosciuta anche con il nome spaccasassi, dovuto al suo forte
apparato radicale molto sviluppato e robusto ma superficiale e tende a
sollevare il terreno, da cui deriva il nome più popolare di "albero
spaccasassi". . La curiosità del nome "bagolaro" deriva, nella tradizione
convinzione popolare, dall’occasione che ospita di sera una moltitudine
d’uccelli che lo rendono chiassoso e ciarliero. Può raggiungere i 25 m di
altezza. Può prosperare fino a 500 anni di vita. Ha una chioma ampia, densa
ma leggera. Il tronco è abbastanza breve, robusto e caratterizzato (in età
adulta) da possenti nervature, con rami primari di notevoli dimensioni,
mentre quelli secondari tendono a essere penduli. La chioma è piuttosto
densa, espansa, quasi perfettamente tondeggiante.
Le
foglie sono caduche, hanno un picciolo corto, una lamina
quasi ellittica o lanceolata.
Nomi
regionali:
Calabria:
melicuccìa, melicuccàru
Emilia-Romagna: spaccasas
Lazio
: falzarago
Lombardia: rumingì
Molise: sor sacach
Sardegna:
sugargia
Sicilia: melicucco, millicucco, caccamo
Veneto: pisoer, spacasas |

|