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Naturalmente non potevano mancare una folta serie di Milord, tutte curatissime nel restauro, a partire dai modelli “normali” per passare a quelli molleggiati e gli splendidi Brum dal modello classico al cosiddetto “a 5 vetri”, da quello “innovativo” con paraspruzzi per maniglie per la staffa per le ruote posteriori a quello “antiscippo”, che racchiude in sé la storia di un’epoca. Presenti anche le carrozze a 2 ruote, di cui in particolare ricordo un modello dalla caratteristica elasticità ed altezza. Un occhio di riguardo anche per le carrozze del costruttore italiano Cesare Sala, con un bellissimo Park-Drag in ristrutturazione, ed altre di servizio privato con le caratteristiche guidate dalla Governante e il posto per i bambini. Colpisce l’attenzione anche il Break da caccia (dotato di tutti gli optional) in cui il posto dove venivano alloggiati i cani poteva essere trasformato in una bellissima panca, tramutando la carrozza in una elegante vettura da passeggio. |
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Per ognuna delle carrozze presenti nel salone il Sig. Baldisseri ha avuto un aneddoto da raccontare, una storia da narrare, così come per la lunga serie di accessori che vanno dalla valigia dell’epoca alle cappelliere per Signore e per i Signori, dai cilindri per il pomeriggio a quelli per la sera, dagli scalda piedi, agli scalda mani, alle imboccature e a tutta una serie di oggetti per la vita all’aperto. Una sorpresa poi si è rivelata la sala posta al piano superiore dell’ampio edificio, con tutta una serie di splendide slitte, rigorosamente d’epoca, fatte costruire dai vari nobili come strumento di gioco e di svago, principalmente per passare momenti di gioia nei pomeriggi dopo copiose nevicate. Tanto che nessuna è dotata di copertura e molte vantano un “design” davvero inusuale…E tra un racconto e l’altro, tra una spiegazione e l’altra, una fitta serie di nozioni che il Sig. Baldisseri ha voluto condividere con i presenti, da quelli più “informati” a quelli meno, come ad esempio il motivo per cui alcune carrozze avevano i fari quadrati ed altre rotondi: i primi erano riservati alle vetture di servizio, i secondi alle classiche carrozze dell’uso privato.
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Vorrei chiudere questo mio breve “reportage” con una riflessione fatta dal Sig. Baldisseri che ho trovato davvero istruttiva: restaurare una carrozza non è ricostruirla con pezzi nuovi, ma riportare il vecchio ad essere funzionale, senza cambiarne i colori o riportando tutto a nuovo, perché in tal caso meglio sarebbe allora fare una copia del vecchio con le modifiche che più aggradano, senza perdere di vista quello che è il principio di fondo: antico non è questo, non è ristrutturare a nuovo, perché in tal modo si rischia di perdere il “sapore del passato”, il piacere di qualcosa che si è rischiato di perdere negli anni e che solo una forte passione è riuscita a conservare. |
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