Una volta un cavallo, fiero per le briglie d'oro e la sella preziosa, vide in una strada stretta un asino stanco e carico di una grande soma e con superbe parole disse: " indietreggia e fammi passare! io sono un cavallo nobile, tu un povero asino". senza indugio il povero asinello indietreggiò, sopportò le offese e tacque.”

Marta Nicoli e Gianni Neri con l'asino Romagnolo

Così racconta questa favola di come il povero asino sia stato relegato a un ruolo inferiore rispetto al nobile cavallo, cavalcatura di nobili, principi e re.
Le credenze popolari hanno sempre deriso e schernito quest’animale condizionati dai luoghi comuni che ne evidenziavano la stupidità e la testardaggine, diventando anche simbolo negativo e di poca memoria, a quanti di noi è capitato di apostrofare o di essere apostrofato di volta in volta a chi si è dimostrato incapace l’appellativo “ sei un asino” o di chi si ostina nelle proprie convinzioni “sei testardo come un asino.”
Avvalorata anche dalle numerose fiabe popolari, celeberrima la fiaba di Pinocchio, chi non conosce il burattino più famoso del mondo che è trasformato in asino e venduto al circo, dove deve imparare a fare salti e danze di ogni tipo per arricchire il proprietario. Parallelamente l’asino, animale indispensabile, in passato come bestia da soma e da lavoro trova una collocazione molto importante, simbolo di saggezza e addirittura divinizzato, è presente in diverse culture antiche che hanno transitato dall’Egitto alla Mesopotamia, dal mondo anatolico a quello ebraico, dalla Grecia a Roma, fino al cristianesimo antico e medievale. 

Animale tipico delle culture nomadi che pare si basassero sul raglio del somaro non solo per sapere quando sarebbe piovuto, ma per determinare, addirittura, il momento degli equinozi. Sicuramente l’asino fu divinizzato nell’antico Egitto, dove il dio Seth era rappresentato con orecchie asinine, o in Asia Minore nella cultura Ittita.
Biologicamente, l'asino è un animale che vive in regioni quasi “impossibili”: quelli selvatici, di cui restano pochissime razze in Asia e forse solo una o due nell'Africa Orientale, sopravvivono nelle caldissime e inospitali regioni della Duncalia, dell’Abissinia e della Somalia.
Dagli asini africani deriverebbero le razze domestiche, i ciuchi armati di pazienza destinati a trasportare merci e individui, in mancanza del più “nobile”cavallo, in tempi antichi e, oggi, quando manca un mezzo a motore (in vari paesi è ancora sfruttato parecchio).
Gioie e dolori per l'asino: è stato considerato con poca dignità, utile quando c'è da lavorare; Ignorante, testardo, umile, queste le sue caratteristiche 'popolari'.
Eppure non tutti i popoli l’hanno considerato tale, ad esempio per gli Ebrei ha rappresentato per lungo tempo l'unica cavalcatura; rimane ancora oggi una cavalcatura economica e sicura per i paesi del Medio Oriente, mentre i piccoli asinelli sardi sono in grado tutt'oggi di inerpicarsi per gli erti monti dell'Isola.
Si accontenta di un magro pasto e rimane accanto all'uomo, incurante del fatto che quest'ultimo ne ha fatto il simbolo del non sapere.

 

È proprio l'ambiguità caratterizzante l'asino a sottolinearne l'importanza nell'ambito sacro della sua antica funzione di animale addetto al trasporto dei profeti, nei vangeli è sempre presente in molte situazioni quale simbolo di umiltà, mentre presso i Caldei era messaggero di morte, la divinità che vi si presiedeva si manifestava inginocchiata su un asino; i Greci lo collegavano a Saturno, in relazione con la materia, la terra, l'isolamento, la fine delle cose; godeva di venerazione perché considerato coraggioso e lo attribuivano anche al dio Marte e a Dioniso.
D'altronde, gli Ebrei sembrano condividere con gli altri popoli semiti del vicino Oriente un atteggiamento di sostanziale simpatia e anche di venerazione nei confronti dell'asino.  È noto che semmai erano Greci e Romani a schernire gli Ebrei per i loro rapporti, veri o supposti, con l'asino: il grammatico Apione racconta nella Storia d'Egitto che il re Antioc o Epifane, conquistata nel II secolo a.C. Gerusalemme ed entrato nel Tempio, vi avrebbe trovato una testa d'asino aurea oggetto di adorazione.
Nel II secolo, Tertulliano raccontava che nella sua città, Cartagine, un personaggio che era forse un apostata aveva raffigurato su una tavoletta il " Dio dei cristiani" (definendolo onokoetis, "figlio di un asino") come un essere antropomorfo e onocefalo, con orecchie e zoccolo asinini.

La venerazione dell’asino (forse in ricordo di taluni episodi evangelici) doveva esser restata viva a livello popolare, perché ancora nel IV secolo san Giovanni Grisostomo raccomandava ai cristiani di non portare addosso medaglie-talismano che associavano l'immagine dell'asino al nome di Gesù.
Il medioevo erediterà, magari mantenendole a un livello folklorico, molte storie e tradizioni asinine. Quelle legate al presepio e alla Domenica delle Palme, anzitutto; ma anche altre.
Ad esempio la famosa immagine "satirica" dell'asino che suona la lira, familiare alla scultura romanica e gotica, ha un archetipo che risale alla cultura di Ur ed è stata adeguatamente commentata da Marius Schneider, il quale ha osservato come tamburo e arpa - i due strumenti più di qualunque altro connessi, sia pure per differenti motivi, all'asino - siano per eccellenza strumenti di dolore e di rapporto con l’Aldilà. All'umile e paziente asinello, segnato dalla croce sulla schiena in ricordo e ringraziamento per il suo servizio nella Domenica delle Palme, si associa appunto il Cristo stesso di cinque giorni più tardi, il Cristo dileggiato e sofferente che, al pari dell'asino, porta sulle spalle la croce sulla quale sarà sacrificato.
 

Antico boccale a testa di mulo

I corteggi medievali dei condannati montati su asini, e poi ancora le "feste dei folli", i "carnevali degli asini" e tutti i riti "di rovesciamento" nei quali l'asino era abbigliato da re o da vescovo e onorato, rex unius diei prima di essere bastonato e scorticato (o anche semplicemente prima di tornare all'improba fatica di tutti i giorni), conservano tutti la memoria di questo ambiguo ma commovente rapporto fra asino e Cristo, entrambi figure regali ed entrambi obiettivo della crudeltà dell'uomo.
 L'Asino è l'animale, insieme al bue, presente nel presepio quale simbolo di povertà, è la cavalcatura di Gesù nella trionfale entrata in Gerusalemme nella domenica delle palme, come non provare tenerezza ricordando l'infanzia, quando aspettavamo Santa Lucia che arrivava con i doni in groppa al suo asinello?
Lasciavamo il pane e l'acqua sul tavolo di cucina, perché il povero ciuchino si ristorasse una volta che ci aveva lasciato i regali tanto attesi, è personaggio fondamentale nel classicissimo romanzo di don Chisciotte e i mulini a vento, quale intrepida cavalcatura del fido scudiero Sancio Panza

E’ indiscutibilmente un animale che ha sempre fatto, sotto molteplici aspetti, parte della nostra vita quotidiana, sebbene non considerato o figura talmente abituarla da essere quasi ignorato e passare inosservato.
Ma adesso è venuto il momento della riscossa. La scienza si è accorta che l’asino è una delle migliori “medicine” esistenti, una delle poche in grado di portare straordinari benefici ai disturbi della psiche.
Sono, infatti, in numero sempre maggiore i centri, dove viene pratica la “onoterpia” cioè la cura attraverso il contatto con un asino domestico.
La taglia ridotta di questo simpatico animale, il suo pelo morbido da accarezzare, l’indole pacifica e paziente, l’andatura lenta e controllata ne fa un toccasana che in Francia, Svizzera, Gran Bretagna e Stati Uniti rappresenta già da molti anni una realtà concreta.

Toccare e cavalcare un asinello porta enorme benefici soprattutto ai bambini con seri problemi di relazione, mobilità e linguaggio. Inoltre l’asino si è dimostrato molto utile nelle diverse forme di depressione, per i cardiopatici, gli ipertesi, per chi soffre di ansia o di stress.
Ben se sono accorti gli amici Marta Nicoli e Gianni Neri che degli asini romagnoli hanno fatto una ragione di vita, di divertimento, per anni si sono caparbiamente impegnati per impedire l'estinzione degli asini romagnoli, animali alti, belli e forti utilizzati per secoli nei duri lavori dei campi, nelle saline e nelle montagne dell'appennino Emiliano Romagnolo.
Gianni e Marta hanno voluto così' dimostrare che l'asino non e' solo quell’animale sgraziato e rozzo che viene ricordato nella nostra iconografia ma può' essere utilizzato nello sport e in tante altre attività', solo così' sostengono si può' salvare.         
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