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Siamo nel 1882, la rete degli Omnibus si è arricchita di tante nuove linee e qualcuno ha sperimentato che dotando i vecchi carrozzoni di ruote con flangia e facendoli correre su rotaie di ferro, i veicoli sono più confortevoli e più veloci per il minor attrito; una coppia di cavalli è sufficiente a trainare un tram con cinquanta passeggeri a bordo. Questo signor qualcuno ha un nome , Gorge Francio Train, e vive al di là dell’oceano, in America. Intanto sono comparsi i primi titoli di viaggio, dei minuscoli e pallidi pezzetti di carta destinati nel seguito a prendere colorito ed a riportare informazioni sulla classe e sul percorso. Ed ora in possesso di tram e biglietto, possiamo fare quattro passi per la città, si ma a bordo di un tram a cavalli. Saliamo sulla vettura della IV linea, quella con capolinea i P.za San Ferdinando , nei pressi del famoso negozio la cui insegna in francese “Musique” ricorda le origini dei proprietari, i Cottreau che tanto hanno dato alla canzone napoletana. |
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Nel frattempo risuonano nella piazza alti nitriti che
se fosse stato presente il dottor Dolittle sicuramente avrebbe compreso. Noi
possiamo solo intuire che i due cavalli si lamentano perché costretti a fare
i loro bisogni strada facendo e ciò non per il profumo sparso nell’aere
partenopea ma per la mancanza di privacy. Di contro però, il cibo è
abbondante e non sono costretti a bere acqua in luogo dei pasti come era
accaduto tempo ad-dietro ai cavalli di Monsignor Perrelli, prelato molto
parsimonioso , anzi piuttosto spilorcio, vissuto agli inizi del settecento.
E poi questo don Francio, era mai stato a Napoli? Lo sapeva, lui, che la
città è solo per una piccola parte pianeggiante mentre la restante è
collinosa e bisogna farsi un cu…ore così per trainare il veicolo sulle
salite? |
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Ricordo di aver letto in una vecchia pubblicazione che il tram, una volta partito, non effettuava fermate nei luoghi stabiliti ma rallentava soltanto per consentire la salita e la discesa dei viaggiatori. A questo punto mi sorge un dubbio: l’accorgimento serviva a non sforzare i cavalli per l’attrito di primo distacco oppure perché, una volta salutatisi, non era più il caso di far ripetere l’ossequio ai passeggeri? Ciò non è dato a sapere, ma sta di fatto che successivamente i rallentamenti divennero effettive vere fermate. Evidentemente bastava salutarsi solo all’inizio. Purtroppo “tempus fugit” e tram no! Durante queste riflessioni siamo solo giunti in piazza del Municipio, cioè soltanto dietro l’angolo e dei quattro previsti ne abbiamo fatto soltanto uno. Da lontano, sul terrazzo del fabbricato che ospita il “Cafè Commerce ” si scorge un fotografo armato di tutto punto il quale dietro una gigantesca macchina fotografica sta riprendendo. |
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Questo racconto per ritornare un po’ indietro nel
passato per far rivivere ai giovani come ci si spostava un tempo,ai meno
giovani antiche emozioni, che sono state riproposte in occasione della festa
di “Via Zuavi “a Melegnano.
Franco Pina vetturino per l’occasione
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